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Marzo 2, 2022 By Redazione

Diritto di visita

Diritto di visita: come funziona e cosa fare in caso di problemi

Diritto di visita in caso di separazione/divorzio | Immagine articolo

Il diritto di visita è un aspetto cruciale nelle separazioni e nei divorzi, poiché assicura al genitore non convivente la possibilità di mantenere un legame affettivo ed educativo con i propri figli.

Questo diritto, regolamentato dal Codice Civile italiano, mira a garantire il benessere del minore, favorendo la continuità dei rapporti familiari.

Quando un matrimonio volge al termine ci sono svariati aspetti da considerare e regolamentare, specie se vengono coinvolti minorenni.

In genere quando si sente parlare di divorzio o di separazione si pensa quasi sempre all’aspetto economico (mantenimento o assegno alimentare) del coniuge, tuttavia, un argomento cruciale per tutte le famiglie che hanno figli è proprio l’affidamento di questi ultimi.

Con il passare degli anni la normativa in materia ha subito notevoli cambiamenti, oggi, allo scopo di favorire il cosiddetto principio di bigenitorialità, il giudice prevede che i bambini vengano affidati a entrambi i genitori (salvo casi eccezionali), anche se dovranno abitare necessariamente con uno di essi.

Ovviamente se uno dei genitori non dovesse risultare “adatto” a impartire l’educazione alla prole, il giudice procederà all’affidamento esclusivo.

Indice dei contenuti

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  • L’affidamento dei minori in caso di separazione
  • Collocamento del figlio, come si stabilisce
  • Cos’è il diritto di visita?
  • Come funziona il diritto di visita del padre?
  • Che diritti ha un padre non sposato?
  • Problemi comuni e soluzioni
  • Se non si esercita il diritto di visita?
  • Se il genitore affidatario ostacola le visite?
  • Cosa fare se il diritto di visita non viene rispettato?
  • Risposte alle domande più comuni (FAQ) sul diritto di visita
  • Conclusione sul diritto di visita

L’affidamento dei minori in caso di separazione

In molti tendono a confondere il concetto di separazione con quello di collocamento della prole, tuttavia, da un punto di vista strettamente giuridico, si tratta di cose ben diverse che non possono essere sovrapposte.

L’affidamento, infatti, concerne l’esercizio della responsabilità genitoriale, i poteri decisionali sui figli minorenni, sul mantenimento, sull’educazione, sull’istruzione ecc.

In parole povere, l’affidamento del genitore permette a quest’ultimo di avere un ruolo cruciale nelle scelte più importanti della prole, almeno fino al raggiungimento del diciottesimo anno di età da parte dei minorenni.

Durante il periodo della separazione, entrami i coniugi (salvo casi eccezionali) continuano a esercitare la potestà genitoriale in modo congiunto, il che significa che entrambi hanno il diritto di prendere decisioni e di fare scelte di fondamentale importanza in nome e per conto della prole.

Sempre durante questa fase transitoria, che potrebbe condurre al divorzio, i coniugi sono tenuti all’obbligo di contribuire, nell’interesse della famiglia, all’assistenza morale e materiale e al dovere di mantenere, educare e istruire i figli congiuntamente.

Collocamento del figlio, come si stabilisce

Come sopra anticipato, il concetto di affidamento non deve essere sovrapposto a quello di collocamento, nella maggioranza dei casi, infatti, il giudice stabilisce l’affidamento condiviso e il collocamento della prole presso uno dei coniugi.

Ovviamente la decisione del giudice viene presa nel caso in cui le parti si sottopongono alla sua cognizione, viceversa, nel caso di separazione consensuale, i coniugi, di comune accordo, possono decidere di collocare la prole presso uno di essi.

Prima di capire come si stabilisce la collocazione, occorre capire cos’è.

Con il termine collocazione si fa riferimento al luogo, la residenza, dove la prole abiterà dopo il divorzio o la separazione del matrimonio.

Fatte le debite premesse, ora occorre precisare chi decide dove collocare i minori.

Come anticipato, tale scelta spetta ai coniugi, i quali sono tenuti a prendere in considerazione anche le capacità, le inclinazioni naturali nonché le aspirazioni degli stessi.

Tuttavia, in caso di contrasto tra i coniugi, risulta essere necessario l’intervento di un organo terzo e imparziale, ovvero il giudice.

Occorre altresì precisare che il collocamento dei figli può essere di vari tipi: paritario, invariato o, infine, alternativo.

Con il primo, il minore deve trascorrere in modo alternativo lo stesso lasso di tempo presso l’abitazione della madre e del padre.

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Tuttavia, questa modalità di collocamento non viene quasi mai attuata poiché impone al minore un trasferimento continuo e potrebbe, di fatto, creare dei disagi.

Nel caso di collocamento invariato, invece, sono direttamente i genitori a spostarsi con una certa continuità mentre il figlio rimarrà, alternativamente, a casa con il padre o con la madre (a esempio un mese va via il padre e un mese va via il padre).

In ogni caso, anche questa alternativa, in concreto, non viene quasi mai attuata visto che non tutti hanno a disposizione diversi appartamenti dove abitare ciclicamente.

Infine, è sicuramente prevalente il collocamento classico, ovvero, direttamente presso l’abitazione di un genitore (quasi sempre la madre).

Cos’è il diritto di visita?

Il diritto di visita consente al genitore non convivente di trascorrere del tempo con i figli.

Secondo l’articolo 337-bis del Codice Civile, il genitore non convivente ha il diritto di mantenere un rapporto personale e significativo con il figlio minore, attraverso incontri diretti o contatti indiretti come telefonate e videochiamate.

Questa norma è fondamentale per tutelare l’interesse superiore del minore, garantendo il suo diritto alla bigenitorialità.

Come funziona il diritto di visita del padre?

Diritto di visita padre

Le modalità di esercizio del diritto di visita vengono stabilite dal tribunale, che considera vari fattori come l’età del bambino, la relazione con ciascun genitore e la capacità di ciascun genitore di garantire un ambiente sicuro e stabile.

È preferibile evitare un frazionamento eccessivo delle visite, per ridurre lo stress dovuto a continui spostamenti, specialmente durante il periodo scolastico.

Un calendario dettagliato e ben strutturato aiuta a evitare conflitti e assicura che le visite vengano rispettate.

Che diritti ha un padre non sposato?

Un padre non sposato ha gli stessi diritti di visita di un padre sposato, purché il figlio sia stato riconosciuto legalmente.

La legge italiana non discrimina tra padri sposati e non sposati per quanto riguarda il diritto di visita e l’affidamento dei figli.

Questo principio è sancito dalla normativa italiana e garantisce che ogni padre possa mantenere un legame significativo con i propri figli.

Problemi comuni e soluzioni

In situazioni in cui la madre impedisce al padre di vedere i figli, il padre può rivolgersi al tribunale per far valere i propri diritti.

Il tribunale può decidere per un affido esclusivo al padre se ritiene che la madre stia agendo in maniera contraria agli interessi del minore.

Se il figlio non vuole vedere il padre, è utile coinvolgere un mediatore familiare o uno psicologo per migliorare la comunicazione e il rapporto tra genitore e figlio.

Se non si esercita il diritto di visita?

Quando si parla di diritto di visita si dovrebbe parlare, più propriamente, di diritto dovere.

I genitori, infatti, hanno dei veri e propri doveri nei confronti dei figli, a prescindere dal collocamento di quest’ultimi, i quali hanno il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo anche con il genitore non collocatario.

Ma cosa accade se quest’ultimo non esercita il suo diritto/dovere? Ebbene, tale comportamento può determinare effetti piuttosto negativi, sia da un punto di vista strettamente civilistico nonché penalistico.

Più precisamente, tale condotta omissiva può configurare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, espressamente punito dal Codice Penale.

Sul punto si è espressa anche la Suprema Corte di Cassazione la quale ha precisato che:

risponde del delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare il genitore che non curi l’educazione del figlio minore, si disinteressi delle sue condizioni di salute e della sua istruzione, non eserciti il suo diritto di visita e non partecipi in nessun modo alla sua vita di relazione.

Sul piano civilistico, invece, il mancato esercizio del diritto dovere di visita, può indurre il giudice a applicare il regime di affidamento esclusivo del minore a favore dell’altro coniuge.

Ancora, nei casi più gravi tale condotta potrebbe addirittura configurare conseguenze più gravi come per esempio la decadenza dalla responsabilità genitoriale e, di conseguenza, l’obbligo di risarcimento del danno.

Se il genitore affidatario ostacola le visite?

Purtroppo non è raro sentire che un coniuge ostacoli l’altro nell’esercizio del diritto di visita nei confronti del minore.

I motivi possono essere svariati, magari per ripicca, oppure perché i rapporti si sono incrinati in modo tale da rendere difficile anche il semplice incontro dell’ex coniuge.

Tutto questo, però, non può giustificare un comportamento volto a ostacolare l’esercizio del diritto/dovere di visita vantato dall’altro coniuge.

Anzi, occorre precisare che tale condotta configura un vero e proprio reato.

Il Codice Penale, infatti, punisce anche la condotta di chi viola un ordine imposto da un provvedimento del giudice (come per esempio quello di far vedere il proprio figlio all’altro coniuge).

Tale condotta, inoltre, se posta in essere con dolo (ovvero volontariamente) può condurre a una condanna di risarcimento del danno a favore del coniuge non collocatario.

E non finisce qui, tale condotta, infatti, potrebbe, nei casi più gravi, condurre anche a una revoca dell’affidamento condiviso della prole poiché potrebbe causare la cosiddetta PAS ovvero la Sindrome da Alienazione Parentale.

Cosa fare se il diritto di visita non viene rispettato?

Se il diritto di visita viene violato, il genitore può presentare un’istanza al tribunale, che può prevedere sanzioni per il genitore inadempiente, come multe o provvedimenti coercitivi, fino alla revoca del diritto di visita in casi estremi.

È importante che entrambi i genitori rispettino gli accordi stabiliti dal tribunale per garantire il benessere del minore.

Risposte alle domande più comuni (FAQ) sul diritto di visita

Quanti giorni di visita spettano al padre separato?

Ebbene, non è semplice dare una risposta esaustiva al quesito, anche perché non esiste un numero minimo di giorni che assicurino un rapporto stabile con la prole. Tutto dipende dal calendario stilato dalle parti di comune accordo, o dal giudice. In ogni caso, il numero dei giorni deve comunque essere tale da non ostacolare una frequentazione effettiva e abitudinale.

Cosa fare se il padre non rispetta il diritto di visita?

Il diritto di visita ha una doppia faccia: è sia un diritto che un dovere per il genitore non affidatario. Tuttavia, il genitore non può essere fisicamente costretto a incontrare i propri figli, e il mancato rispetto del diritto di visita può avere conseguenze giuridiche sia in sede civile che penale.

Quando i bambini possono decidere con chi stare?

In alcune circostanze anche i bambini possono avere voce in capitolo e decidere, spontaneamente, con quale genitore abitare fino al raggiungimento del diciottesimo anno di età. La legge prevede, infatti, che al raggiungimento del dodicesimo anno d’età il minore debba essere sentito in merito alla scelta della sua collocazione.

Quando un figlio può essere affidato al padre?

Come sopra anticipato, in genere l’affidamento viene effettuato a entrambi i genitori. Tuttavia, tale “regola” può subire delle eccezioni. L’affidamento esclusivo in favore del padre può essere richiesto al giudice nel caso in cui la madre abbia una condotta tale da compromettere l’equilibrio e la crescita del bambino. In poche parole, si tratta di comportamenti che si pongono in conflitto con le esigenze di custodia, educazione, istruzione e lo sviluppo psicofisico del figlio.

Conclusione sul diritto di visita

Il diritto di visita del padre è essenziale per il benessere e lo sviluppo armonioso del bambino.

È fondamentale che entrambi i genitori collaborino e rispettino gli accordi stabiliti, mantenendo un dialogo costante e sereno per il bene dei figli.

Solo così si può assicurare un ambiente familiare stabile e amorevole, anche in situazioni di separazione o divorzio.

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