Affidamento condiviso dei figli: come funziona e a chi rivolgersi

L’affidamento condiviso dei figli è fondamentale per garantire che i minori mantengano un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, anche in caso di separazione o divorzio.
Questo modello prevede che le responsabilità legali e pratiche della crescita dei figli siano condivise, promuovendo il loro benessere e stabilità.
Scopri come funziona l’affidamento condiviso e a chi rivolgersi per ottenere supporto legale.
Che cos’è l’affido condiviso

L’affido condiviso è un regime di affidamento dei figli che si basa sulla condivisione delle responsabilità genitoriali.
Entrambi i genitori continuano ad avere diritti e doveri nei confronti dei figli, che solitamente risiedono prevalentemente presso uno dei genitori, detto genitore collocatario, mentre l’altro genitore ha diritti di visita stabiliti dal giudice.
Questo modello garantisce stabilità ai minori, permettendo loro di mantenere un rapporto continuo e significativo con entrambi i genitori.
Differenza tra affido condiviso e affido alternato
Mentre l’affido condiviso implica una condivisione delle responsabilità e una residenza prevalente presso uno dei genitori, l’affido alternato prevede che i figli vivano a periodi alternati presso ciascun genitore, ad esempio una settimana con uno e una settimana con l’altro.
In questo modello, durante il periodo di residenza, il genitore esercita in modo esclusivo le responsabilità genitoriali.
L’affido condiviso è oggi il modello preferito dalla legge italiana per tutelare il diritto del minore a mantenere un rapporto stabile e continuativo con entrambi i genitori, mentre l’affido alternato è meno comune e applicato solo in circostanze particolari.
Articolo di approfondimento: Affido alternato: guida utile per i genitori
Come funziona l’affido condiviso?
L’affido condiviso si concretizza attraverso un piano genitoriale dettagliato che stabilisce:
- Tempi di permanenza: definisce quanto tempo il minore trascorrerà con ciascun genitore.
- Responsabilità economiche: indica come verranno suddivise le spese per il mantenimento, l’istruzione e la cura del minore.
- Modalità di gestione delle decisioni importanti: stabiliscono come i genitori prenderanno decisioni cruciali riguardanti l’educazione, la salute e altre questioni significative per il minore.
Questo piano può essere:
- Consensualmente concordato dai genitori: i genitori collaborano per creare un accordo che soddisfi le esigenze del minore.
- Deciso dal giudice: in assenza di un accordo, il giudice interviene per stabilire il piano, sempre con l’obiettivo di garantire il miglior interesse del minore.
Ruolo del Giudice nell’Affido Condiviso
Il giudice ha il compito di valutare il miglior interesse del minore e, sulla base di questo, decidere:
- Modalità di affido: stabilisce i termini del piano genitoriale.
- Genitore collocatario: identifica il genitore presso cui il minore risiederà prevalentemente.
- Diritti di visita dell’altro genitore: definisce le regole per l’esercizio dei diritti di visita dell’altro genitore, assicurando che entrambe le figure genitoriali mantengano una presenza significativa nella vita del minore.
Genitore Collocatario e Non Collocatario: Definizione e Ruoli
- Genitore collocatario: è il genitore presso cui il minore vive la maggior parte del tempo. Questo assetto è scelto per garantire stabilità e continuità nella vita del minore.
- Genitore non collocatario: ha il diritto di visita secondo tempi e modalità stabilite dal piano genitoriale. Questo approccio mira a mantenere la continuità affettiva e il benessere del minore, permettendo una relazione equilibrata con entrambi i genitori.
Affidamento condiviso e congiunto: differenze

L’affidamento condiviso, introdotto dalla legge n. 54/2006, rappresenta un’evoluzione dell’affidamento congiunto, che era praticato prima di questa riforma.
La legge del 2006 ha stabilito il principio della bigenitorialità, con l’obiettivo di garantire che il figlio mantenga un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, passando dal concetto di potestà genitoriale a quello di responsabilità genitoriale.
Affidamento Congiunto: Un Modello Superato
Questo tipo di affido prevedeva che entrambi i genitori esercitassero la responsabilità genitoriale insieme nello stesso luogo, ma non garantiva una ripartizione equa del tempo trascorso con i figli.
Solitamente, i figli venivano affidati alla madre, con il padre che aveva diritti di visita limitati e contribuiva finanziariamente tramite l’assegno di mantenimento.
Affidamento Condiviso: Definizione e Funzionamento
L’affidamento condiviso, invece, prevede che entrambi i genitori condividano le responsabilità decisionali e pratiche relative alla crescita e al benessere dei figli, anche se vivono separatamente.
Il giudice stabilisce un piano genitoriale che include:
- Tempi di permanenza: i figli possono avere una residenza principale presso un genitore (genitore collocatario) e trascorrere periodi regolati di tempo con l’altro genitore.
- Responsabilità economiche: entrambi i genitori contribuiscono al mantenimento dei figli in base alle loro capacità economiche.
- Decisioni importanti: le decisioni riguardanti la salute, l’istruzione e altre questioni cruciali devono essere prese congiuntamente
- Ripartizione del Tempo: nell’affidamento congiunto, il tempo trascorso dai figli con ciascun genitore non era equamente ripartito, mentre nell’affidamento condiviso si cerca di garantire una maggiore equità, sebbene il genitore collocatario sia ancora spesso la madre.
- Dualità di Residenze: l’affidamento congiunto non prevedeva la possibilità di avere due residenze principali per i figli, contrariamente a quanto avviene spesso con l’affidamento condiviso.
- Contributo Finanziario: nell’affidamento congiunto, il genitore non affidatario contribuiva principalmente tramite l’assegno di mantenimento, mentre nell’affidamento condiviso entrambi i genitori sono più direttamente coinvolti nelle spese quotidiane dei figli
- rispetto del calendario di visita e dei tempi di permanenza del minore
- evitare di effettuare comportamenti denigratori verso l’altro coniuge
- collaborare nelle decisioni che riguardano i figli, specie se minorenni, ecc.
Differenze Principali
Affidamento condiviso ed esclusivo: quando succede e come funziona
Ci sono comunque casi in cui non sempre l’affidamento condiviso è la scelta migliore, talvolta potrebbe essere preferibile optare per l’affidamento esclusivo dei figli.
A disciplinare l’affidamento esclusivo è l’articolo 337-quater, il quale stabilisce che si può ricorrere all’affidamento esclusivo “nel caso in cui l’affidamento condiviso vada contro gli interessi dei figli”.
Ai genitori viene data la possibilità di fare richiesta di affidamento esclusivo in qualunque momento, anche dopo che il giudice avrà stabilito l’affidamento condiviso.
Per ottenere l’affidamento esclusivo è necessario il verificarsi di alcune condizioni specifiche, per esempio se uno dei due genitori parla male dell’altro ai figli per metterlo in cattiva luce, oppure se si disinteressa completamente del figlio.
Può perdere l’affidamento anche il genitore che non instaura con i minori un rapporto adeguato e/o che non rispetta quanto pattuito per il mantenimento della prole, non versando per esempio l’assegno mensile e andando contro quanto stabilito dal giudice.
Nel caso di affidamento esclusivo solo un genitore avrà la responsabilità genitoriale e sarà lo stesso che prenderà tutte le decisioni di ordinaria amministrazione, senza dover per forza mettere al corrente l’altro genitore.
Nelle scelte fondamentali per la vita del figlio sarà necessario invece un accordo tra i due genitori.
Articolo di approfondimento: Affidamento Esclusivo del Figlio: Cosa Significa e Quando Può Essere Richiesto
Affidamento condiviso coppie di fatto
In genere, quando si parla di famiglia si pensa sempre a quella fondata sul matrimonio, tuttavia, il matrimonio non è una conditio sine qua non per la nascita di questa formazione sociale.
Anche la cosiddetta coppia more uxorio può essere intesa in tal senso, anch’essa inoltre può mettere al mondo dei figli e quindi, di conseguenza, anche in tal caso sorge il problema dell’affidamento e del mantenimento degli stessi.
I figli nati fuori dal matrimonio sono pienamente tutelati, a prescindere dallo status dei genitori.
Insomma, i bambini nati fuori dal matrimonio hanno la medesima tutela dei figli nati in costanza di matrimonio.
Questo significa che se nel momento della separazione della coppia more uxorio sono presenti figli minorenni, occorre avviare un procedimento per regolare l’affido.
Anche in questo caso, la regola generale che si tende a seguire è quella dell’affidamento condiviso.
Se i coniugi sono d’accordo, infatti, possono formalizzare l’accordo sull’affidamento dei figli subito dopo la cessazione della convivenza presentando apposito ricorso presso il tribunale competente.
Se c’è accordo tra le parti su tutti i punti focali (modalità di affidamento, assegno, visite, eccetera) non occorre presentare il ricorso presso il Tribunale per i minorenni.
Tale organo giurisdizionale, infatti, entra in gioco solo nel caso in cui vi sia un concreto pregiudizio per la prole.
Le regole dell’affido condiviso
In Italia l’affido condiviso è regolato principalmente dalla Legge 54/2006 e dall’articolo 337-ter del Codice Civile.
Queste normative stabiliscono che, in caso di separazione o divorzio, l’affido condiviso deve essere considerato la soluzione privilegiata, salvo situazioni particolari che lo rendano impraticabile.
Articolo 337 del Codice Civile
L’articolo 337-ter del codice civile sancisce che “il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi”.
Questo articolo è fondamentale per comprendere le basi legali dell’affido condiviso.
Le principali regole dell’affido condiviso includono il diritto del minore a mantenere rapporti significativi con entrambi i genitori, la necessità di una cooperazione tra i genitori per il bene del minore e la possibilità di stabilire un piano genitoriale che disciplini dettagliatamente tempi e modalità di visita.
Nell’affidamento condiviso sia il padre che la madre vedranno comunque i figli per lo stesso tempo e questo è considerato uno dei vantaggi di questa tipologia di affidamento.
Il giudice può però stabilire che i figli siano collocati a casa di uno dei due genitori e che abbiano quindi una dimora fissa.
All’altro genitore sarà data in questo caso la possibilità di far visita ai bambini e anche la libertà di poterli tenere con sé alcuni giorni della settimana, per trascorrere con loro del tempo senza che sia per forza presente anche l’altro genitore.
Non sarebbe possibile, infatti, garantire una convivenza dei minori con entrambi i genitori, perché ciò comporterebbe per i bambini il non avere una casa di riferimento e li destabilizzerebbe.
Per questo motivo i minori vivranno con uno dei due genitori, ma trascorreranno molto tempo anche con l’altro genitore, che sarà sempre presente nella vita dei figli.
Avere l’affidamento condiviso non comporta la scomparsa del diritto a ricevere l’assegno di mantenimento per i figli.
Il genitore più benestante dovrà comunque versare una somma mensile affinché ai bambini non manchi nulla anche quando trascorreranno del tempo con l’altro genitore.
Sarà il giudice a stabilire il valore dell’assegno mensile, tenendo conto dei redditi di entrambi i genitori e della suddivisione delle eventuali proprietà immobiliari.
La regola cardine sul quale si basa l’affidamento condiviso dei figli è quella secondo la quale tutte le decisioni sulla vita dei figli, salute, istruzione, città, educazione ecc devono essere concordate tra i coniugi, in caso contrario, sarà un soggetto terzo e imparziale a decidere, ovvero il giudice.
In ossequio al principio di bigenitorialità, infatti, entrambi i genitori hanno diritto di esprimere la loro opinione in merito alle decisioni che possono incidere sulla vita dei propri figli.
Ma cosa accade se uno dei genitori non rispetta le regole dell’affidamento condiviso, ovvero, non permette all’altro coniuge di esprimere il proprio giudizio?
In caso di mancato rispetto delle regole in materia di affidamento condiviso, il comportamento del coniuge può essere valutato quale motivo per disporre immediatamente una modifica della modalità di affidamento.
Per esempio, non vengono rispettate le regole di affidamento condiviso nel caso in cui uno dei coniugi pone in essere un comportamento ostruzionistico, volto a evitare gli incontri dell’altro coniuge con la prole.
Rientrano nelle regole dell’affidamento condiviso per esempio:
Affido condiviso e separazione
L’affido condiviso in caso di separazione richiede una stretta collaborazione tra i genitori e l’approvazione del giudice per garantire il miglior interesse del minore.
È il regime preferito dalla legge italiana perché promuove il benessere del minore mantenendo entrambi i genitori attivamente coinvolti nella sua vita.
Tuttavia, ogni situazione è unica e il giudice può adattare le disposizioni in base alle circostanze specifiche della famiglia.
Affido Condiviso in Caso di Separazione Consensuale
Nella separazione consensuale, i genitori collaborano per creare un piano genitoriale dettagliato che regola l’affido condiviso.
Questo piano stabilisce dove il minore vivrà prevalentemente, i tempi di permanenza con ciascun genitore, come saranno suddivise le spese per il mantenimento e l’istruzione, e le modalità per prendere decisioni importanti riguardanti la salute e l’educazione del minore.
Il piano deve essere approvato dal giudice per diventare legalmente vincolante.
Il giudice valuta se l’accordo è nel miglior interesse del minore, considerando l’idoneità dei genitori a collaborare e prendersi cura del figlio.
In situazioni di grave conflitto tra i genitori o inidoneità di uno dei genitori, il giudice può optare per un affido esclusivo.
Per avviare il processo, i genitori devono presentare al tribunale una richiesta di separazione e il piano genitoriale.
Se approvato, questo piano diventa parte integrante della sentenza di separazione
Affido Condiviso in Caso di Separazione Giudiziale
Nella separazione giudiziale, il giudice gioca un ruolo decisivo nel determinare l’affido condiviso dei figli.
In assenza di un accordo tra i genitori, il giudice valuta le circostanze specifiche della famiglia e prende decisioni basate sul miglior interesse del minore.
Il giudice esamina la capacità di entrambi i genitori di collaborare per il benessere del figlio, valutando anche la stabilità emotiva e l’idoneità di ciascun genitore.
Può stabilire un piano genitoriale che definisce la residenza principale del minore, i tempi di permanenza con ciascun genitore, e come saranno gestite le responsabilità economiche e le decisioni importanti.
In situazioni di conflitto grave o se uno dei genitori è ritenuto non idoneo, il giudice può decidere per un affido esclusivo.
Conclusione sull’affido condiviso e l’importanza di rivolgersi a un buon legale
L’affido condiviso è oggi la soluzione preferita dalla legge italiana per garantire il benessere dei minori, mantenendo entrambi i genitori attivamente coinvolti nella loro vita.
Questo modello assicura che i figli possano beneficiare della presenza e del supporto di entrambi i genitori, anche dopo la separazione.
La gestione dell’affido condiviso, tuttavia, può essere complessa e richiede una stretta collaborazione tra i genitori, oltre a un’adeguata consulenza legale per affrontare le sfide legali e procedurali.
Un buon legale è fondamentale per garantire che i diritti dei minori e dei genitori siano adeguatamente tutelati.
Un avvocato specializzato in diritto di famiglia può fornire la consulenza necessaria per redigere un piano genitoriale efficace e rappresentare al meglio gli interessi dei genitori e dei figli in tribunale.
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